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Sul reato di apologia di fascismo o della damnatio memoriae



La questione dell'estensione del reato di apologia di fascismo è complessa. Trasformiamo il  ragionamento comunemente espresso in questi giorni dai detrattori del provvedimento del governo in un sillogismo: 
abbiamo avuto un passato fascista; abbiamo fatto i conti con il nostro passato; non dobbiamo temere il nostro passato.
Il sillogismo però è fallace perché una delle due premesse è falsa: noi NON abbiamo fatto i conti con il nostro passato. Nessun gerarca fascista è stato condannato per crimini di guerra o contro l'umanità; in pochi sanno di avere avuto magari dietro l'angolo dei campi di concentramento e in pochissimi sanno che la percentuale di morti nei campi in Slovenia era pari o superiore ai campi di sterminio tedeschi; la maggiorparte degli italiani non sa che la gran parte dei fascisti sono stati amnistiati e non conosce la gravità dei reati commessi in Italia, Grecia, Albania, Etiopia e Libia; relativamente in pochi conoscono le falsità della propaganda fascista è la reale condizione economica e sociale del paese durante il ventennio, e peggio, notizie falsificate o manipolate girano indisturbate in rete.
Per tutto questo, la damnatio memoriae, che normalmente sarebbe da condannare, di fronte alla acclarata incapacità dello Stato e della società Italiani di fare i conti con quello che è stato il ventennio (e di conseguenza con quella guerra civile che chiamiamo resistenza),  questa damnatio memoriae sembra l'unica soluzione, per quanto si tratti di una sconfitta per tutti.