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Visualizzazione dei post da 2017

Esami di Stato, vecchie polemiche

Passata la 1° prova dell'esame di Stato, come ogni anno ciò che rimane è il corollario di polemiche, a partire da quelle suscitate dal post di Monica Cartia per continuare con Corlazzoli fino a chiudere con  Raimo su Internazionale.   

Ora, potrei dire che se Corlazzoli e Cartia criticano la scelta delle tracce, a occhio, la scelta delle tracce è stata ottima. Scherzi a parte, un conto è la scelta più o meno criticabile dell'attualità o della banalizzazione dei temi di grandi della letteratura come Caproni, Machiavelli, Leopardi, Foscolo, etc; un altro conto è il nascondersi dietro questi rischi per non ammettere che non si svecchia il proprio modo di fare e pensare la scuola da vent'anni. Ah, se, come Carlazzoli, non sapete nulla di robotica o della letteratura dal secondo dopoguerra ad oggi, la colpa non è del MIUR.
Il punto è che l'esame non serve a valutare se i ragazzi sono diventati saggisti o critici d'arte, ma per valutare competenze di base in un contesto …

Il paradosso del barbiere, spiegato

Il paradosso del barbiere è un noto paradosso ideato da Bertrand Russell (e ripreso poi da Wittgenstein e dalla sua scuola) per spiegare per assurdo alcuni meccanismi della logica linguistica.
Letteralmente il paradosso è così formulato:
« In un villaggio vi è un solo barbiere, un uomo ben sbarbato, che rade tutti e solo gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Il barbiere rade se stesso? »
In che senso parliamo di paradosso?
Analizziamo premessa e conclusione. I personaggi in scena sono il barbiere e gli uomini del villaggio, divisi fra coloro i quali sono in grado di radersi da sé, e coloro che per radersi necessitano del barbiere. Ad essere precisi però tutti i personaggi in scena non esistono di per sé, ma in base alla loro funzione logica che scaturisce dalla relazione con gli altri. A ben guardare, il barbiere è colui che rade o non rade gli uomini del villaggio, e questi sono coloro che si fanno o no radere dal barbiere.
Fino a qui tutto bene.
Il paradosso nasce per…

Dodici tesi per la sinistra

Il diritto alla proprietà privata è un portato culturale, non naturale, come tutto ciò che riguarda l'organizzazione sociale dell'uomo. Non esiste in natura, non è conosciuto​ fra gli altri animali, neanche fra quelli più vicini all'uomo quali i primati.

Se la proprietà privata non è un diritto naturale, ma espressione culturale, la sua difesa non può travalicare i diritti umani sanciti dalla condizione stessa di esseri umani.

L'uomo migra da ben prima che il diritto alla proprietà privata sancisca confini, individuali o comunitari.

L'uomo migra per sua natura per cercare condizioni di vita favorevoli, sicché la mobilità, prima del diritto alla proprietà, è un diritto legato alla condizione di esseri umani.

La difesa della proprietà e dei confini, materiali o immateriali, non può prevedere la discriminazione di esseri umani in quanto tali sulla base di concetti legati alla proprietà, come identità, nazione, etnia, ceto.

Anche lì dove l'organizzazione sociale di una…

De Saussure, Wittgenstein: dalla linguistica alla logica linguistica

Da De Saussure in poi chiunque studi le questioni della lingua ha dovuto riconoscere come ogni linguaggio funzioni con meccanismi ben più complessi rispetto a quelli che normalmente siamo in grado di ammettere.
Il ginevrino ci informa infatti di come ogni linguaggio si fondi sul complesso rapporto tra langue e parole, ovvero tra tutte le scelte sintattiche, stilistiche, di registro e lessicali che lo strumento ci permette (langue) e la concreta ed individuale realizzazione personale (parole).


Ancora di più la questione viene complicata dal rapporto circolare che si instaura tra significante (il segno materiale che noi adoperiamo per veicolare un significato), il significato (l'idea che ciascuno di noi possiede e che intende veicolare attraverso il segno materiale) e il contesto che modella le idee del mittente e del destinatario. Praticamente, quando noi adoperiamo la parola "albero", indichiamo un referente concreto (l'albero che esiste o non esiste nella realtà), …

Il metodo Fusaro, spiegato

Arrivi a scuola, in attesa degli scrutini leggi le ca$$ate quotidiane di Diego Fusaro su Lettera43, che di sociologia e antropologia non sa una fava e che di economia conosce solo il termine capitalismo, e dopo cinque righe di farneticazioni senza costrutto logico, scritte in una pessima sintassi e con un presuntuosissimo uso di un lessico pseudotecnico, con una sequenza di ripetizioni che farebbero prendere 4 al più mediocre dei miei alunni, capisci che fare istruzione e divulgazione, in maniera seria, è, nella società delle webstar della rete, un obbligo civile.
Mi risulta del resto che il pensiero filosofico preveda la validità di una tesi finché essa non viene confutata. Nel caso specifico: Fusaro ritiene le migrazioni governate dal criptocapitalismo, ignorando o volendo ignorare il fatto che le migrazioni sono strutturali e che le migrazioni lungo i mari e attraverso i confini hanno caratterizzato la storia dell'uomo ben prima del capitalismo; quando parla di capitalismo e ci…

Una proposta per un laboratorio di scrittura a scuola

Il seguente prospetto è il frutto della rielaborazione di quanto appreso durante il corso di formazione "Video-riprese di azioni d'insegnamento e formazione dei docenti: il Feedback Formativo e la Valutazione per l'apprendimento", erogato dall'Università degli studi di Verona e tenuto dal dott. Maurizio Gentile.



Progetto di apprendimento: Laboratorio di scrittura

Contesto
Argomento: Esercitazione guidata e autocorrezione nella produzione di elaborati di tipo regolativo, narrativo, informativo e argomentativo

Tempo necessario: 250 minuti

Numero di studenti: 20

Descrizione: L'attività, strutturata in tre fasi, consta di una fase produttiva individuale e di una serie di fasi di discussione guidata e di cooperative learning. In particolare, oltre all'azione di tutoraggio da parte del docente, l'attività vuole valorizzare l'azione di tutoraggio tra pari.


Obiettivi
Competenza linguistica; Competenza collaborativa

Risultati attesi
Identificare (Comprensione): ri…

Serracchiani, Fermo, le ONG, i valori, la traslazione della colpa e la deumanizzazione

Nella passata settimana sono accaduti una serie di fatti che mi hanno spinto, sulla mia pagina Facebook, a pubblicare un post abbastanza chiaro



Tuttavia credo di dover spendere qualche parola in più sui fatti di cui si dice qualcosa nel post riportato sopra.
Per chi ha seguito le cronache, l'ultimo mese, ed in particolare la passata settimana hanno coinciso con un crescere spasmodico della messa in stato di accusa del fenomeno migratorio (e dei suoi presunti fiancheggiatori).
Andando in ordine, siamo partiti dalle dichiarazioni pubbliche del procuratore di Catania Zuccaro, che lamentava come l'intervento delle ONG nelle acque del Canale di Sicilia porti ad accrescere la difficoltà del catturare gli scafisti che guidano i barconi salpati dalla Libia verso le coste siciliane. Alle parole di Zuccaro sono seguite varie prese di posizione, la difesa delle ONG da parte di una parte del governo e contemporaneamente il ribadire delle accuse dal resto, nonché dalle varie forze politich…

Wallace, il soliloquio, Faulkner e Proust

Nell'immaginario comune, nella gran parte dovuto e modellato dalle esigenze scolastiche, le grandi innovazioni della letteratura​ contemporanea traggono origine nelle opere di Virginia Woolf, Joyce, Mann, Pirandello e Svevo (al massimo D'Annunzio). Lasciando perdere la sopravvalutazione dell'impatto e dell'importanza dei tre italiani, chi rimane fuori da questo panorama sono due autori, in realtà molto più influenti, ma di molto più difficile lettura. Parliamo ovviamente di Proust e Faulkner. La scrittura novecentesca, anzi, si forma ad imitazione o in contrapposizione al periodare di questi due grandi.
Quanto detto prima risulta evidente osservando il periodare di alcuni giganti contemporanei. Fra i grandi degli ultimi quindici anni, uno risulta particolarmente influenzato dalle sperimentazioni sopracitate: David Foster Wallace. Si legga per esempio il seguente soliloquio tratto da La scopa del sistema (capitolo V),
Mettiamo che qualcuno mi avesse detto, dieci anni f…

Linkiesta, Jstor Daily e le donne pirata

Allora, partiamo da una premessa: se prendi un pezzo, un bel pezzo, di qualcun altro e lo traduci o lo reinterpreti nella tua lingua, non fai di per sé un male. Anzi, magari permetti a dei lettori che non potrebbero accedere a quei contenuti, banalmente, per un problema di decodificazione linguistica, di sapere qualcosa in più su un determinato argomento.
Ma dato che è tra i dettagli che si deve frugare per capire i reali interessi in gioco, quando si tratta di buona fede, la prima cosa da fare è dichiarare che si sta traducendo o prendendo ispirazione. Così non è per un recente articolo di Linkiesta (lo trovate qui) che riprende praticamente per intero un articolo pubblicato su Jstor Daily (questo). Ripeto, di per sé nulla di male, se non fosse che da nessuna parte si leggono:
A) il rimando bibliografico al saggio dello storico che viene citato, Marcus Rediker;
B) il rimando o il link all'articolo originale.

Vogliamo essere sicuri che si tratti di una traduzione? Prendiamo il pr…

Di cosa parliamo quando parliamo di integrazione

Spesso e volentieri sui media nazionali e locali si parla di integrazione, tuttavia nell'usare questo termine si fa molta confusione, confondendo modelli di riferimento. Persino nel lessico il pressapochismo è d'obbligo, sicché quando nel lessico giornalistico e politico si usa il termine integrazione, nella gran parte dei casi questo viene adoperato al posto del meno frequente ma più preciso termine assimilazione.
Intendiamo con il termine integrazione il «processo in cui gli immigrati diventano membri di pari diritti e opportunità, in base alla disponibilità da parte della maggioranza degli individui che compongono la collettività a coordinare regolarmente ed efficacemente le proprie azioni con quelle degli altri individui a diversi livelli della struttura sociale, facendo registrare un grado relativamente basso di conflitto» [Gallino 2006].
Volendo fare un po' di chiarezza, occorre prima delineare quali sono stati i modelli di integrazione prevalenti nel corso degli ul…

Mongol, Sergej Vladimirovič Bodrov

Uscito nel 2007, Mongol, di Sergej Vladimirovič Bodrov, è un film di ottima fattura che racconta con discreta precisione storica la difficile ascesa al potere di Temujin, meglio noto agli occidentali con il suo titolo onorifico, scambiato per nome proprio, Gengis Khan. Di Temujin si racconta la nascita all'interno di uno dei tanti clan dei nomadi mongoli, talora cristiani nestoriani, come nel caso di Temujin, l'assassinio del padre Yesugei da parte di rivali, l'infanzia difficile condotta ramingo fra le steppe. Successivamente Temujin seppe crearsi un seguito, delle alleanze, seppe vendicare i torti subiti, anche di fronte agli improvvisi rovesci, come i continui assalti che la sua orda dovete subire, sia da parte di altre popolazioni, sia da parte di altri mongoli, che lo condussero fino alla prigionia nel Catai, ovvero la Cina settentrionale. Accanto a lui la moglie Borte e, adolescente, l'amico, il fratello di sangue Jamuka, con cui condividerà tenda e letto.
Assurt…

Il pugile del Duce, Tony Saccucci

Il pugile del Duce di Tony Saccucci, partendo dalla biografia di Mauro Valeri, racconta la storia di Leone Jacovacci, ragazzone figlio di padre italiano, anzi romano, e madre congolese, venuto su tra le borgate di Roma e fattosi campione di boxe all'estero. Leone infatti, nell'Italia degli anni '20 del Novecento, fa fatica a farsi accettare per il colore della sua pelle e per il suo essere meticcio. Con un nome d'arte inglese e costretto a sottostare agli stereotipi sui pugilatori di colore, Jacovacci diventa atleta di successo nel mondo ma a fatica riesce a far riconoscere il suo essere italiano per competere per il titolo nazionale. Giunto infine al match titolato, Leone sui laurea campione; tuttavia questa vittoria segna il declino della sua carriera: l'Italia fascista non può accettare un campione meticcio e le immagini del trionfo di Leone vengono oscurate. La sua stessa figura viene messa in un angolo in favore dell'emergente Primo Carnera, perfetta incar…

In regione la discriminazione inizia dai bambini

Forse non tutti sanno che il 14 febbraio del corrente anno, il 2017, la regione Veneto, su proposta di Maurizio Conte e Giovanna Negro, ha approvato la proposta di revisione della legge 23 che regolamenta le precedenze nell'accesso agli asili nido. Se la legge 23 del 1990 aveva come obiettivo l'inclusione e, attraverso l'istituto degli asili nido, il facilitare il reinserimento delle mamme nel mondo del lavoro, la revisione approvata dalla giunta regionale ha come obiettivo evidente la discriminazione. Nella suddetta revisione leggiamo infatti che hanno la precedenza, oltre ai bambini disabili (e meno male)
i figli di genitori residenti in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni.  La ratio del provvedimento sarebbe il ritenere che
si debbano privilegiare quei cittadini che dimostrino di avere un serio legame con il territorio della nostra Regione, vuoi perché vi risiedono da alm…

Per favore, leggete l'Iliade

Con il passare dei decenni, una delle letture più importanti e che più aveva caratterizzato la scuola italiana, la lettura di brani scelti dell'Iliade, è andata sparendo in favore di altri testi ritenuti più attuali. Senza voler discutere la qualità artistica delle scelte fatte nella redazione delle antologie, viene da chiedersi però se queste decisioni siano state frutto di reale conoscenza dei testi proposti, o se siano piuttosto dipese dal volgere delle mode e degli eventi.
Una conoscenza dell'Iliade che vada oltre la lettura scolastica (quella che in genere si fa al biennio delle superiori, per intenderci), avrebbe forse potuto portare ad una maggiore tutela di quello che è, in primis, il testo fondativo delle letterature europee. Questo post quindi, lungi dal voler essere un'approfondita disamina dell'opera omerica, si propone piuttosto come tentativo di riscoperta e di dimostrazione d'affetto per un'opera ingiustamente sottovalutata.

Partendo dal primo ca…

La regione Veneto ha un evidente problema con la scuola, l'istruzione e la cultura

Che fra regione Veneto e scuola ci sia un rapporto malsano è facilmente comprensibile, per esempio, dalle recenti parole dell'assessore all'istruzione, Donazzan, che definisce la settimana dello sport, imposta a tutte le scuole locali, così sul Corriere del Veneto: "una settimana di stacco dall'attività didattica tradizionale che dà la possibilità di fare a cuor leggero (chi può) la classica settimana bianca di fine inverno, sfruttando il ponte di Carnevale e attaccandoci altri tre giorni senza perdere neanche un'ora di attività didattica; è anche una risposta per i genitori che in quei giorni non possono andare in vacanza o per quelli che non saprebbero a chi lasciare i figli e agli operatori delle nostre zone di montagna per rivitalizzare il comparto e allungare la stagione".
Va bene la scuola al servizio del cittadino, ma qui si sta esplicitamente dicendo che, dato che dell'istruzione degli studenti in regione non frega nulla (salvo poi farsi belli de…

Neuromante, William Gibson

Se si parla di cyberpunk, uno dei libri che meglio può caratterizzare il genere è Neuromante (Neuromancer) di WIlliam Gibson. Il romanzo avvince grazie alla sua struttura apparentemente lineare a dei personaggi con cui si entra facilmente in sintonia. Case, il protagonista, ha provato l'esaltazione del sentirsi quasi onnipotente, per scoprire poi come in realtà la sua vita diepnda dalle macchine e dall'abuso nelle connessioni. L'altro carattere principale, Molly, è ormai più un arma semovente che un uomo. Ermitage poi è un folle il cui cervello è stato divorato dalle macchine e dalle aziende che ne hanno sfruttato a loro piacimento l'esistenza.
Mentre questi personaggi rincorrono il mistero dell'apparizione di due intelligenze artificiali ormai quasi dotate di coscienza, Invernomuto e, a dare titolo all'opera, Neuromante, il lettore viaggia attraverso le vie di metropoli ormai irriconoscibili, eppure descritte in maniera così minuziosa da farle apparire reali, …

I dolori del giovane Werther, Johann Wolfgang Goethe

I dolori del giovane Werther, pubblicati nel 1774 da Johann Wolfgang Goethe, hanno rappresentato per diverse generazioni l'esempio della vita attraversata sotto il segno della passione. Werther infatti brucia la sua vita sotto le insegne dell'amore per Lotte, sposata con Albert, e il fastidio per ogni impegno e attività che appartengano alla normalità borghese.

Lungi dal poter redigere una vera e propria recensione dell'opera, quello che più mi ha colpito alla lettura del romanzo è la ricca dotazione retorica. Brani, a volte anche molto lunghi, in cui il linguaggio di Werther sfida la pazienza del lettore contemporaneo con tirate artificiosamente costruite, costruzioni ellittiche o, al contrario, periodi simmetricamente costruiti per richiamarsi nel corso dei paragrafi, scelte lessicali dal gusto poetico. Tutto ciò oggi appare lontano dal gusto del lettore medio, lo stesso che, secoli fa, garantì il successo dell'opera. Eppure, siamo davvero sicuri che questo uso ling…

Post-verità e postmodernismo

E così si parla tanto, ma proprio tanto, di post-verità. Questa discussione porta con sé una premessa, d'obbligo, che certifica che una bella fetta di intellighentia italiana si era illusa di aver capito cosa stava accadendo nel mondo, non capendoci invece nulla. Diciamo che, malgrado quello che si è detto più o meno a sproposito, siamo ancora belli immersi nel postmodernismo. E uno dei postulati del postmodernismo, riprendendo Nietzche, è che non esistono i fatti, ma solo le interpretazioni. Tutto il moderno discorso sullo storytelling della realtà si fonda su questo postulato, e i più avvertiti pubblicisti e comunicatori da decenni fondano la loro fortuna su questa sensazione diffusa.
Per carità, di interpretazioni della realtà a proprio uso e consumo la storia è piena, a partire dalle letture funzionali dei testamenti di Cesare e Marco Antonio. Prima ancora, nel 1275 a. C., dopo la battaglia di Qadesh in cui si scontrarono, i sovrani Ittiti ed Egizi potevano reclamare la vittor…

La grammatica e il pippone morale 2.0

Ciclicamente, più o meno con toni scandalistici, si torna a parlare di conoscenze e competenze grammaticali, di giovani che non sanno scrivere, di studenti universitari che commettono errori grammaticali da scuole elementari. Tutte cose già lette e rilette, che vengono fuori con meccanismi che sanno un po' di bomba ad orologeria, quando serve, per esempio quando si è in piena contrattazione Miur-sindacati della scuola. O più semplicemente quando bisogna coprire le magagne di questa o quella istituzione, come, nel caso specifico, l'università.
E' di questi giorni la lettera di denuncia di 600 accademici, lettera con cui si lamenta il degrado nell'uso della lingua italiana da parte di molti studenti universitari, equiparati, nelle loro conoscenze, a studenti di terza elementare. Sul banco degli imputati, ovviamente, la scuola, che avrebbe smesso di insegnare la grammatica e il pensiero logico per favorire, all'università lo scoprono ora dopo averli avallati per anni…