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Visualizzazione dei post da Agosto, 2016

Giulio Cesare, William Shakespeare

Quando il personaggio che dà il titolo ad un'opera teatrale scompare dalla scena alla metà dell'opera, o si tratta di un fiasco o si tratta di un capolavoro dalle profondità mai raggiunte. Questo è il caso del Giulio Cesare di Shakespeare, tragedia in cui i tempi della storia si comprimono in un climax che accompagna il dissidio interiore dei protagonisti del dramma. In primis Bruto, che ama come un figlio Giulio Cesare ma che, costretto dalla sua ferrea etica, non potrà esimersi dall'agire contro il dittatore per salvare la Repubblica. Poi Cassio, che nel nome dei valori della Repubblica (o meglio, dei privilegi dell'oligarchia) teme e odia Giulio Cesare, in cui vede l'uomo che vuole farsi re contro le istituzioni repubblicane. Ed ecco il personaggio da cui il dramma trae il suo titolo, Giulio Cesare, fiero della sua grandezza, stoico nella volontà di seguire in tutto e per tutto il fato che gli è stato assegnato, che vive un momento di crisi solo di fronte al pr…

Che cosa chiedere alla storia, Marc Bloch

Se si vuole capire cosa sia il mestiere dello storico, non si può prescindere da alcune letture e da alcuni studiosi, e fra questi c'è senza dubbio Bloch. Se poi si vuole capire cosa sia davvero la Storia, in maiuscolo, uno strumento d'eccezione sono le vive parole dell'autore, così come le ebbe a pronunciare nel 1937 al Centre polytechnicien d’études économiques e racchiuse in Che cosa chiedere alla storia. Con questo discorso lo studioso spiega bene quale sia la sua idea degli studi storici: la Storia come interessamento al presente e alla vita che non può fare a meno del passato, la Storia come scienza del cambiamento, misurabile solo smettendo di adoperare categorie che l'autore trova infondate, quali quelle di passato "prossimo" e "remoto" e che tutt'ora sono invece invalse, soprattutto quando a studiare la storia sono persone prive di metodo e di una visione ampia. La storia così, per Bloch, non può non essere storia "lunga", pe…

La fine del mondo Capitalismo e mutazione, Daniele Balicco

Con "La fine del mondo. Capitalismo e mutazione", pubblicato da Daniele Balicco sulla rivista Between e ripreso da leparoleelecose.it, ci addentriamo all'interno delle implicazioni che il cambiamento della percezione della realtà ha per l'immaginario contemporaneo. A sua volta l'autore mette in risalto come, a partire dal diciassettesimo secolo e con lo sviluppo del capitalismo, un cosciente lavoro sull'immaginario abbia portato all'imposizione del sistema capitalistico e, al contempo, alla sensazione che un mondo plurimillenario, quello basato su simboli ricorrenti già dal paleolitico, sia giunto alla sua conclusione.  Il presupposto è che la società precapitalista e premoderna viva secondo una percezione storica di lunga durata, mentre caratteristica del capitalismo sia  la sincronicità. La sensazione di "fine della storia" e il suo ritornare così frequentemente nell'immaginario collettivo, per esempio al cinema, nelle serie tv o nella na…

Cuore cavo, Viola Di Grado

È davvero difficile recensire un romanzo come Cuore cavo di Viola Di Grado. Si potrebbe lodare la bravura tecnica della scrittrice, davvero dotata di una notevole padronanza della lingua, anche quando si spinge verso settori apparentemente poco appetibili per il pubblico, come quelli dei linguaggi settoriali; oppure si potrebbe criticare l'apparente presunzione della scrittrice, che in certi momenti sembra voler strafare, pretendere troppo da se stessa e dal lettore, costretto a rincorrere la protagonista nei suoi lunghi monologhi; si potrebbe apprezzare l'intelligenza con cui l'autrice sfrutta un genere mainstream, l'horror dei non morti, dei fantasmi, finanche accennando alla moda degli zombie, senza tuttavia scadere nella pura e semplice volontà di generare paura o terrore; si potrebbe ugualmente criticare l'inesperienza di alcune trovate o la debolezza della trama, dal colpo di scena finale alla contraddizione di fantasmi che, di volta in volta, si dice possan…

Mobilità, deportazioni e altre cose che avrei preferito non vedere

Scriverò solo questo post sulla mobilità e su quello che sta accadendo nel mondo della scuola anche in questa estate. Le modalità scelte per questa procedura di mobilità straordinaria sono indegne di un paese civile: non è possibile pensare che il trasferimento di migliaia di persone (a occhio alla fine della fiera più di cinquantamila famiglie sarà sballottata per l'Italia) venga gestito in maniera così poco trasparente e, soprattutto, improvvisata. Detto questo, cari colleghi, come al solito state facendo tutto, ma proprio tutto, per sembrare degli stupidi. Leggo e ascolto accorate proteste scritte o pronunciate in un italiano stentato, tra errori grammaticali e dialettalismi; avete rispolverato il paragone con le deportazioni, facendo sembrare persino Rondolino uno storico di razza; parlate di trasferimenti del tutto inaspettati quando era ben chiaro nel testo della legge che all'adesione al piano d'assunzione straordinario corrispondeva la presa in carico di questo ri…