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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2014

Memoria individuale e condivisa

Di recente sulle testate nazionali si è aperto un dibattito abbastanza interessante sul rapporto tra i nuovi media e la memoria storica. Al riguardo si sono contrapposte due posizioni, solo in parte antitetiche, quella di Eugenio Scalfari, che condanna la rete Internet e la accusa di essere la causa di una presunta perdita di memoria collettiva. Dall'altro lato Umberto Eco che, invece, indica nella rete una risorsa per i giovani da cui attingere per una ricerca sempre più approfondita di informazioni.Ciò che mi sembra interessante di questo dibattito è innanzitutto l'approccio che i due intellettuali hanno all'argomento. Parliamo di due eccellenze del nostro paese che, però, con la rete Internet hanno relativamente poco a che fare: ne sono fruitori come gli altri, non degli studiosi. Se dovessimo essere estremamente coerenti, le loro argomentazioni non sarebbero più valide delle argomentazioni di un qualsiasi internauta medio alle prese con un uso semifrequente del web.C&#…

Logica e retorica a proprio uso e consumo

"Con il PD e il PDL non si fanno accordi perché non ci si deve fare accordi" (Beppe Grillo).  Trattasi di una Petitio principii, ovvero un errore classico nel ragionamento logico spesso sfruttato dai retori per il proprio comodo. Passiamo ad una definizione.
"Questa frase nasconde (piuttosto malamente) un tranello. A prima vista potrebbe sembrare un’argomentazione valida, ma in realtà la sua logica non si regge in piedi. E’ un esempio basilare di Petitio Principii, o petizione di principio, ed è meglio che tu la sappia riconoscere.
Come dovrebbe essereUn ragionamento logico, per essere valido, deve partire da una premessa già dimostrata e certa e arrivare ad una nuova conclusione.Per esempio, “piove, quindi la strada si bagna” funziona: la premessa, ovvero il fatto che stia piovendo, è un dato obiettivo che anche l’interlocutore può verificare essere vero. La conclusione che la strada si bagni è una conseguenza che si fonda su questa premessa.
Invece…Dal lato opposto, …

Perché non mi piace il bipolarismo

Ci sono diversi motivi per cui il bipolarismo non mi piace e per i quali penso che il tentativo di fondare su di esso la nostra repubblica sia fondamentalmente fallito. Proverò ad elencarli senza presunzione di completezza.
Innanzitutto le recenti elezioni hanno mostrato un'Italia che di bipolare non ha nulla, e volerla "educare" ad essere tale mi sembra una forzatura. Mi appare una forzatura anche perché il bipolarismo all'italiana ha finora trasformato il Parlamento in un'assemblea il cui unico scopo sia quello di ratificare quanto deciso da altri. Il Parlamento come organo legislativo è da tempo delegittimato e il forzarlo a lavorare per coalizioni non servirà che a proseguire in questa direzione.
Un sistema proporzionale con le preferenze presuppone invece una vera selezione di una classe dirigente che abbia il coraggio, la forza e lo spessore intellettuale per sedersi e discutere con altri nell'interesse dell'intero paese e non del piccolo orticello…

Precisazioni sul mestiere dell'insegnante

Questo post nasce come riordino e chiarimento delle posizioni espresse in un dibattito sulla pagina pubblica Facebook del blog Sul Romanzo.
Scarsissima è in genere la documentazione conosciuta da chi parla di questo lavoro dall'esterno: le 18 ore che vengono conteggiate sono le ore frontali (che poi spesso sono di più fra supplenze e sostituzioni), ma l'Italia è fra i pochi paesi che non retribuisce le ore di preparazione delle lezioni e di correzione delle verifiche ( prova a guardare le retribuzioni tedesche o danesi e poi ne riparliamo). Va poi considerato come viene fatto il conteggio delle ore frontali, per esempio in Germania si conteggiano 21 ore ma da 45 minuti, quindi in realtà lavorano meno che da noi. Per quanto riguarda poi la preparazione delle lezioni e la correzione delle verifiche, le statistiche dell'Unione Europea parlano di circa 16 ore di lavoro svolto a casa per un totale complessivo in Italia di 34/35 ore di lavoro. Per carità non sarà lavorare in mini…

Sebastiano Valentino Cuffari, Sette secondi

Sette secondi

Negli ultimi anni il lavoro era andato a gonfie vele, con un fatturato annuo in continua crescita. Lui, Giacomo Altigiorni, aveva portato una piccola azienda a conduzione familiare fino ad invadere il mastodontico mercato dell'estremo oriente. Invasione compiuta con un successo imbarazzante, da fare invidia ai migliori generali delle forze alleate; del resto, le esportazioni andavano a meraviglia: vendere in Cina quelle innovative bacchette in policarbonato era stato il suo lampo di genio. Le cose andavano talmente bene che, a volte, si stupiva di se stesso e della sua fortuna. Si chiedeva se tutto quel successo fosse meritato, se fosse tutto farina del suo sacco, se non fosse una mera casualità. In fondo non era stata una sua scelta l'ereditare l'azienda familiare, non era stata una sua scelta vivere nei pressi di un grosso complesso di industrie da cui apprendere alcuni segreti del mestiere. Il sole batteva a picco sulla macchina infuocata, l'aria condi…

Lettera aperta sulla mobilità nella scuola e sul precariato storico

Gentilissima redazione di Orizzonte scuola, vi scrivo in merito all'annosa questione della mobilità nelle graduatorie ad esaurimento. Da quando insegno ogni tre anni sento ripetere sempre le stesse storie: precari storici che lamentano il fatto che qualcuno spostandosi di provincia possa superarli. Ogni volta vengono citati gli enormi sacrifici, la necessità di lavorare, l'età e la distanza temporale dall'ingresso in graduatoria. Come se l'essere giovane oppure avere sviluppato nel frattempo la necessità di spostarsi di provincia per mille motivi fossero delle colpe. Così il mero dato anagrafico diventa un merito, cosa che già di per sé è quanto mai criticabile: mi viene da pensare a tutti quegli insegnanti entrati da tanto tempo in ruolo e che hanno smesso di aggiornarsi! Stanchi e usurati dal mestiere, ma che pur svolgendo il loro compito peggio di molti precari ricevono stipendi più alti "perché più anziani". Io credo che una scuola che funzioni non debba …

Fare nuova politica

Diocleziano e la tetrarchia