lunedì 30 settembre 2013

Venticinque anni di Simpson


Per la gioia dei molti fan che anche in Italia seguono i gialli, I Simpson, la famiglia animata creata da Matt Groening, raggiunge quest'anno lo straordinario record della venticinquesima stagione. La famiglia di Springfield con le sue avventure tra il surreale e la satira è in assoluto il cartone animato più longevo di sempre e ha attraversato la società americana dagli anni novanta ad oggi, dipingendola con tinte sempre brillanti, malgrado i cali fisiologici di una serie così lunga.
Una serie storica quindi, che festeggerà le venticinque candeline con una stagione che viene definita dagli autori, come sempre, scintillante. Staremo a vedere!

Allora il metodo Boffo esiste

Quindi il metodo Boffo esiste, il metodo con cui i giornali di Berlusconi massacrarono il direttore dell'Avvenire e poi l'ex alleato Gianfranco Fini; con cui tentarono di ricattare l'allora presidente di Confindustria Marcegaglia; a dircelo non è un subdolo comunista o un detestabile no global, bensì i neo ex ministri pidiellini del governo Letta che, a fronte dell'editoriale di oggi del direttore de Il Giornale Stefano Sallusti, comunicano che non si lasceranno intimidire e che non permetteranno che su di loro ci si scagli con il sopra citato metodo.

Quindi il metodo Boffo esiste, e a dircelo sono gli stessi esponenti della destra che se ne sono avvantaggiati per anni.

È una bella scoperta, ma come detto ieri, anche questa uscita ha un che di satirico. Ancora una volta la fronda interna del PDL richiama alla mente Gianfranco Fini e la sua uscita dal partito di Silvio Berlusconi. E non ci si può non chiedere quanto tempo si è perso.

 

 

domenica 29 settembre 2013

Diversamente berlusconiano = finiano

Angelino Alfano ha regalato la perla politica del giorno, dichiarando, alla fine di una giornata convulsa, di non condividere gli estremismi che stanno andando a prevalere nel PDL/Forza Italia e di sentirsi per questo "diversamente berlusconiano".

Potete immaginare la facile ironia che ne è seguita. In primis ci si è chiesti se i diversamente berlusconiani possano mangiare la pasta Barilla, dopo il #diversamente di angeliniana creazione è divenuto un hashtag su Twitter.

Non poteva non essere così, perché quando il genio politico crea un neologismo che non vuol dire assolutamente nulla, ci si può solo inchinare davanti al genio.

Cosa vorrà dire diversamente berlusconiano? Lui i festini li fa solo con gli uomini? Oppure attacca i magistrati a giorni alterni? O ogni tanto pensa che Bettino Craxi sia stato un criminale? Forse la demagogia la domenica mattina gli dà un tantino fastidio?

Insomma, i diversamente berlusconiani sono una nuova razza politica che avremo modo di scoprire nei prossimi giorni, ma tutto questo, diciamolo, ha il sapore di già visto.

Basta del resto tornare indietro di qualche anno, quando Gianfranco Fini avvertiva della mancanza di democrazia nel PDL, della deriva demagogica e populista, della manipolazione mediatica e strumentale della questione della giustizia. Allora lo accusarono di trasformismo, oggi imboccano la sua strada.

E viene da dire che ci hanno fatto perdere degli anni inseguendo un criminale, quando forse oggi l'Italia avrebbe potuto avere una destra seria e un leader con una credibilità, che fosse stato Gianfranco Fini o un più giovane Alfano.

 

sabato 28 settembre 2013

Crisi di governo, e la colpa è sua


Si è alla fine arrivati alla crisi di governo, e, senza girarci tanto attorno, la responsabilità ha il volto sempre più stanco e populista di Silvio Berlusconi. Un Silvio Berlusconi che, totalmente concentrato sulle sue vicende personali, ha preferito abbattere un governo che non gli ha garantito quell'immunità che, chissà perché, gli dovrebbe essere consentita, lui condannato per un reato di per sé gravissimo, ancor di più per un politico, ovvero la frode fiscale nei confronti dello stato.
Frode, si dice, di "soli" otto milioni di euro. Senza parlare però dei milioni prescritti perché, in ogni modo, quest'uomo ha fatto sì che i suoi processi ci ammorbassero nel corso degli ultimi vent'anni.
Si dice da più parti che Berlusconi sia entrato nell'interesse della magistratura solamente dopo la sua discesa in campo, ma non è così. La relazione è opposta: Silvio Berlusconi è entrato in politica nel momento in cui, con le prime indagini sulle collusioni con la mafia di un certo Mangano, il suo stalliere, ha avvertito come la giustizia si stesse avvicinando a lui e al suo incredibile impero commerciale ed economico, una macchina di potere fondata sul genio, certo, sul carisma, ma anche sulla truffa, sulla frode, sulla corruzione e sulla protezione della mafia.
Ma ciò che più importa sono i danni, incalcolabili, che quest'uomo ha causato all'Italia, manipolandone nel corso dei decenni la visione della realtà, della giustizia, del bene comune, delle leggi, dell'autorità.
Se oggi l'Italia è un posto peggiore rispetto a vent'anni fa, la responsabilità è per la gran parte di quest'uomo e dei suoi lacché, i quali, pur di avvicinarsi al potere, hanno accettato i peggiori compromessi sulla pelle dei loro concittadini.
Di tutto questo, in quanti si ricoderanno nel segreto delle urne?

giovedì 26 settembre 2013

Dimissioni dei berluscones, parliamo del nulla

Come spiegato bene oggi su Polisblog, la minaccia dei berluscones di dimissioni di massa dal Parlamento non può non essere una bufala. Innanzitutto perché le dimissioni di massa non esistono e andrebbero discusse ad una ad una in Parlamento, ma sicuramente i presidenti di Camera e Senato darebbero la precedenza a temi ben più importanti; inoltre andrebbe in Parlamento una sfilza di non eletti non così strettamente legati al PDL e forti di un succulento stipendio. Insomma Berlusconi diverrebbe schiavo della legge elettorale che tanto difende.

Ma il punto vero è un altro. Siamo schiavi di un partito che minaccia di uscire fuori dalla democrazia, non per un eccesso di dignità, ma per la sua totale mancanza. Viene paventato un Aventino a difesa di un pluricondannato, di un uomo dalle chiare collusioni con la mafia, e soprattutto, se quanto detto non bastasse, l'uomo che ha chiaramente governato in maniera indegna il paese per la gran parte degli ultimi vent'anni. Un uomo che dà del criminale a chi vuole fare applicare, su di lui, criminale vero e certificato, una sentenza.

Un delirio di onnipotenza o di servilismo, in ogni caso una pagliacciata triste.

 

"Ci dimettiamo se lo fanno decadere"

 

Sulla TAV, Erri De Luca, Rodotà e Vattimo

Non ho le competenze tecniche per poter dire se la TAV servirà o no all'Italia, anche se sospetto che si tratti di un'opera faraonica e concretamente inutile. Ma quello che inquieta è l'assalto ai forni nei confronti di quegli intellettuali che si oppongano, civilmente, contro quest'opera?

Così in ordine sparso, dopo il loro appoggio al movimento NO TAV, il giurista Stefano Rodotà, lo scrittore Erri De Luca, il filosofo ed europarlamentare Gianni Vattimo sono prima stati colpiti dalle critiche più o meno giustificate dei media, anche con voluti travisamenti delle loto parole, fino ad arrivare alle accuse politiche e alle inchieste della magistratura.

La questione non è se le inchieste in cui sono coinvolti questi intellettuali siano lecite o no: ricordiamo come la magistratura ha il dovere di indagare lì dove sia raggiunta da notizia di reato. Il problema è altro.

Una democrazia funziona perché qualcuno ad un certo punto si assume oneri e onori delle decisioni. Su questo quindi ha ragione il ministro Alfano. Ma in una democrazia quando si realizza qualcosa sulla pelle di una comunità, la si coinvolge, si studia il modo per cui quella decisione la colpisca il meno possibile e, se questo non può accadere, si ammette civilmente che quella decisione, per quanto utile, non può essere applicabile.

Uno stato che decide senza spiegare le sue ragioni e che vuole semplicemente imporle è uno stato che funziona male tanto quanto uno stato che non vuole o non può decidere.

 

martedì 24 settembre 2013

Che cosa sta accadendo alla TNA?

In effetti la domanda che fa da titolo a questo post non dovrebbe lasciare dubbi: la TNA sta vivendo una grossa crisi, in termini sia economici che di immagine, tanto che circolano sempre più insistenti le voci di una sua possibile chiusura o comunque di problemi di liquidità.
A conferma di quanto detto sopra, negli ultimi mesi sono stati molti i pezzi grossi della federazione che l'hanno lasciata: Matt Morgan, RVD, Ken Anderson, Mickie James. Ma qual è la causa di questa crisi?
La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbero stati i live show della federazione, che da qualche mese non registra più i suoi episodi nella Impact Zone di Orlando, in Florida, ma ha deciso di andare in onda da diverse arene americane. Scelta rivelatasi improduttiva, non portando i risultati sperati dal punto di vista dell'immagine né dal punto di vista delle vendite.
Ma questa, come dicevamo, è stata la goccia in un vaso già stracolmo. In realtà già da qualche anno la TNA ha intrapreso una via calante, a seguito di una serie di scelte che l'hanno snaturata. L'approdo di Hulk Hogan, Eric Bischoff, l'assunzione del controllo della federazione da parte di Dixie Carter e della Panda Energy con la relativa cacciata della famiglia Jarrett e di Vince Russo alla scrittura degli show, sono state tutte scelte che, intraprese per tentare di fare acquisire alla federazione lo status di major, l'hanno invece ridimensionata economicamente e ne hanno fatto perdere l'antico appeal.
Non sono pochi i fan della TNA che hanno abbandonato la federazione con il cambio di gestione dovuto al trio Carter/Bischoff/Hogan: a partire dall'eliminazione del ring a sei angoli, continuando con il cambio di veste grafica, un taglio delle storyline spesso inconcludente e confuso, lo scimmiottare dei reality show e l'inutile coinvolgimento delle stelle della MMA, la ricerca forsennata delle star della WWE e delle vecchie glorie, a discapito delle stelle della federazione rimaste imprigionate in spazi minuscoli, sparendo via via o messe da parte in favore di lottatori svogliati come RVD, Ric Flair, Kevin Nash, Scott Hall, Taz, gli inutili figli di Brisco e Bischoff, mentre su tutti sono evidenti i casi di lottatori come Samoa Joe, James Storm, Eric Young, Aj Styles, delle colonne portanti della compagnia che in questi anni di nuova gestione hanno avuto molto meno di quanto ci si potesse attendere. Senza considerare l'incapacità nello sviluppare nuovi prospetti, inanellando fallimenti, come nel caso di Crimson, avendo del resto perso la capacità di reclutare nuove stelle dalle federazioni indipendenti. Eccezion fatta per Austin Aries, del resto un ritorno.
Insomma il fallimento della TNA di questi anni sembra avere dei colpevoli ben precisi: una direzione inesperta e presuntuosa e due teste, quelle di Bischoff e Hogan, che nulla avevano a che spartire con lo spirito della compagnia e hanno reso una federazione fresca uno show confuso e, purtroppo, dato la sensazione che la TNA sia oggi il parcheggio delle vecchie glorie e degli scarti.
Potrebbe qualcosa un ritorno dei Jarrett? Ormai no, ma almeno si potrebbe provare. Così come sarebbe necessario e doveroso non rinnovare i contratti di Hogan e Bischoff dopo che la loro gestione non ha portato nessun miglioramento alla compagnia. Di fatto la TNA avrebbe bisogno di idee nuove e chiare, anche se lo spettro del fallimento è dietro l'angolo.

Vladimir Putin, la politica, i gay, la scrittura

 

Nelle ultime settimane Vladimir Putin è stato onnipresente, facendo pesare in campo internazionale la sua autorità indiscussa sulla Russia, sempre più governata da un regime autoritario. Di fatto l'offensiva di Putin è cominciata con un editoriale pubblicato dal New York Times: editoriale sciatto da un punto di vista stilistico, falsamente semplice ed involuto dal punto di vista logico, offensivo quasi nell'omettere dati sulla guerra in Siria e nel difendere il diritto internazionale, difesa che proviene da uno dei leader politici che meno ha rispettato tale diritto negli ultimi vent'anni.

Dopo questo editoriale l'offensiva di Putin è proseguita al G20, dove, approfittando della debolezza di Obama, il leader russo ha imposto il non intervento in Siria, con il difficile compromesso dello smaltimento internazionale delle armi chimiche del regime di Assad. Un compromesso al ribasso, perché chi ha commesso reati contro l'umanità non verrà punito, chiunque egli sia, alla faccia del diritto internazionale.

Ultima sortita del presidente Russo, quella a favore di Silvio Berlusconi, affermando nel corso di un forum politico, presente anche Romano Prodi, che Silvio Berlusconi non sarebbe stato condannato se fosse stato omosessuale. Nel silenzio di un uditorio timoroso e complice, Putin ha così sferrato il suo ennesimo attacco alla comunità omosessuale, diffondendo il mito della lobby gay che controllerebbe l'economia e cultura mondiale; non è un mistero che Putin si stia facendo portavoce di istanze omofobiche, come fatto nel suo paese con le legge che, spacciandole per propaganda, vietano di fatto agli omosessuali di dichiarare il proprio genere, fino anche semplicemente a vivere con semplicità la loro sessualità. Ecco così che il caso di Berlusconi, per cui vengono omessi i capi di accusa più importanti, quali la frode nei confronti dello stato, diviene modo per Putin per riaffermare il suo strapotere interno e la sua visione, già egemonica in patria e sempre più forte a livello internazionale.

 

lunedì 23 settembre 2013

Il terrore della grammatica nella scuola italiana

Da quando insegno noto sempre più con un certo stupore, misto a terrore, una forma di patologia strisciante nella nostra scuola, specie fra i docenti di italiano, ovvero il terrore verso l'insegnamento della grammatica della lingua.

Sembra quasi che, alla stregua di certe forme estreme della grammatica generativa, si consideri futile o addirittura fuorviante l'insegnamento della grammatica normativa, ancora di più in quelle scuole in cui il livello di conoscenza della lingua appare basso. Come se la grammatica fosse un peso.

Ecco, io non posso dimenticare ciò che mi ha insegnato uno dei miei docenti più preparati, ovvero che lo scopo primario della scuola pubblica dovrebbe essere l'insegnare a leggere, scrivere e fare di conto, ovvero dare le basi per ogni studio critico che non si può non fondare che su solide fondamenta.

Invece molto spesso mi sento dire da colleghi dei più disparati che ad insegnare queste cose si sono rotti le scatole, che non potrebbero ripetere di anno in anno lo stesso programma senza impazzire. Fermi restando i dati impressionanti sul burnout fra gli insegnanti, non posso non annotare due considerazioni:

  1. Nessuno vi ha obbligato ad insegnare
  2. Siamo degli impiegati pubblici, non dei liberi imprenditori; penso che ciascuno di noi darebbe di matto se allo sportello della posta sentisse dire che l'impiegato si è stancato di fare raccomandate e che la nostra lettera è disposto a spedirla solo come pacco celere

Tutto questo, ovviamente, ha origini varie, compreso l'atavico maltrattamento dei docenti che li porta alla sfiducia nel sistema e nel loro lavoro. Ma tale sfiducia non può essere la scusa per interpretare male il nostro mestiere, perché a pagarne le conseguenze saranno i nostri alunni.

Un alunno privo delle strutture grammaticali è anche un alunno privo di capacità logiche sviluppate, che interpreta male il testo nell'accezione più ampia di questo termine, che non capisce ragionamenti complessi; è infine un alunno debole anche per colpa nostra.

 

Aspettando il nobel per la letteratura

Come ogni anno settembre segna anche la rincorsa verso il nobel per la letteratura, e come ogni anno da più parti si fanno nomi fra i più disparati come possibili candidati per questo premio importante.

Certo un buon critico dovrebbe anche sapere che il nobel non indica ipso facto che uno scrittore divenga un punto di rifinenti assoluto per la letteratura mondiale: del resto uno dei nostri titolati di questo premio, Quasimodo, ne è esempio fra i più evidenti.

Tuttavia, vuoi per il fascino e la storia di questo premio, vuoi per il clamore che lo circonda, non si può non attendere la nomina del vincitore; onestamente mi auguro che non vincano alcuni fra i nomi che sono circolati, come l'italiano Vecchioni o l'americano Bob Dylan, che, per quanto grandi nella rappresentazione e nel plasmare la cultura popolare, non mi sembrano gli intellettuali più adatti per una simile onorificenza.

O forse sbaglio, forse dopo anni di poesia, romanzi e scrittori di viaggio, sarà l'anno dei cantautori.

Nota al margine: anche quest'anno Murakami sta nella rosa dei possibili vincitori; non so se per lui questo sia un buon segno.

 

sabato 21 settembre 2013

Aspettando Ubuntu Touch

Più volte tra queste pagine si è parlato di Ubuntu, la più diffusa distro Linux. Si è anche parlato della svolta che questa distribuzione sta cercando di avviare, tentando di unire in un unico sistema operativo le funzioni specifiche per PC desktop, Laptop, ma anche smartphone e Tablet.
L'obiettivo è indubbiamente ambizioso, ma ciò non toglie che sempre più la convergenza fra questi mondi appare necessaria.
Nel corso dei mesi le prime beta delle future versioni touch di questo Os si stanno facendo sempre più complete, lasciando sperare in una soliditàdi questo sistema operativo che possa permettere un uso soddisfacente su ogni tipo di dispositivo. Certamente il rischio di un buco nell'acqua è grande, come insegna Microsoft e la sua faticosa affermazione di Windows8.
Ciò nonostante mi sembra di poter dire che la community che segue e appoggia il lavoro degli sviluppatori, troppo spesso impegnata a criticare questa o quella scelta di politica aziendale di Canonical, l'azienda dietro il progetto Ubuntu, dovrebbe invece apprezzare il tentativo di portare Linux su più dispositivi possibili, con relativo sforzo per accrescerne la compatibilità e la facilità d'uso.
Va ricordato come Canonical sia stata l'azienda che, con il suo lavoro, ha sdoganato Linux da sistema operativo funzionante essenzialmente da riga di comando, per sviluppare modelli grafici via via sempre più sviluppati, divenuti ormai uno standard anche per gli utenti del pinguino più smaliziati.
La svolta di Canonical appare, insomma, ad un'attenta analisi, coerente con quanto fatto in precedenza, nel tentativo di diffusione capillare di Ubuntu. Una scelta pericolosa, certamente, ma non priva di un fascino romantico.


Riscoprendo un manga, Family Compo

Family Compo è un bel manga di Tsukasa Hojo, l'apprezzato mangaka, autore tra l'altro di successi quali City Hunter e Cat's Eye. La particolarità di questo manga è senz'altro il gioco comico sulle ambiguità sessuali della gran parte dei protagonisti. In una Tokyo sempre presente nei manga del nostro autore, per tutta la serie non vengono mai fugati i dubbi sul genere sessuale dei parenti del protagonista e della loro presunta figlia, spingendo il lettore alla lettura delle avventure comiche di questi personaggi, gli amori ambigui e screanzati, fino alla sorprendente conclusione. Sicuramente consigliato!



Il film dal vivo dell'Uomo Tigre

Tiger Mask è il protagonista dell'omonimo manga di Ikki Kajiwara, celebre in Italia con il nome di Uomo Tigre. Il manga è stato poi trasposto in due serie tv, anch'esse di successo, trasmesse anche in Italia.
Questo personaggio, è stato poi interpretato dal vivo su tutti i più importanti ring mondiali da alcuni fra i più grandi wrestling giapponesi, quali il geniale Satoru Sayama, Mitsuharu Misawa e Koji Kanemoto, senza però avere mai una trasposizione filmica; caso strano, vista la popolarità del personaggio in Giappone
Uscirà finalmente a novembre il primo film tratto da questo amatissimo personaggio. Purtroppo, a giudicare dal trailer, si tratterà di un'opera tendente al trash. Ma sono sicuro che chi, come me, ama questo personaggio, non potrà fare a meno di gustare (si fa per dire) le sue gesta anche su pellicola, malgrado il costume da sottospecie di Batman in giallo e il protagonista belloccio tamarro giapponese.

Essere favorevoli all'eutanasia

Essere favorevoli all'eutanasia, come in molti casi, ancora più dell'aborto, è per me una battaglia di civiltà, in quanto, per me, in uno stato laico e liberale, non dovrebbe essere vietato nulla che non sia un danno per la comunità e per la salute pubblica.

Chi chiede il diritto di morire, lo fa non per un capriccio, ma per un dolore talmente lancinante, una sofferenza almente profonda, una rassegnazione talmente radicata, tali da fare svanire al vento ogni desiderio possibile di rimanere in vita. Questi sentimenti, queste sensazioni, anche se non completamente comprensibili da parte di chi, per fede o per cultura, non le condivide, meriterebbero comunque il massimo rispetto, anche da un punto di vista rappresentativo e legale.

Per queste ragioni mi sento in dovere di pubblicizzare e appoggiare le campagne pro eutanasia portate avanti da diverse associazioni: le voci di chi la pensa in maniera diversa da noi e proclama il suo pensiero in maniera argomentata e civile si possono non condividere, ma come dicevo, vanno comunque rispettate e ascoltate.

mercoledì 4 settembre 2013

Siamo tutti uguali, ma qualcuno è meno uguale


I diritti e i doveri sono uguali per tutti, ma per qualcuno non è proprio così. Probabilmente questa diversità di trattamento dipende dal reddito, almeno stando a quanto possiamo vedere nel nostro Belpaese.
Esempio evidente è il caso dell'ex residente Silvio Berlusconi: il non più cavaliere, dopo svariati processi, finiti con assoluzioni, con prescrizioni e con condanne, ho subito una condanna definitiva per frode fiscale. Sappiamo tutti che questo sarebbe l'ultimo stadio per un qualsiasi cittadino italiano, ma non così per Silvio Berlusconi che, dopo aver contestato i giudici che l'hanno giudicato, usando tra l'altro parole sprezzanti non solo per gli uomini, fallibili e contestabili come tutti gli uomini, ma anche per le stesse istituzioni, ora pretende che gli effetti logici e legali di quella sentenza non vengano applicati.
E la cosa comica è che la politica lo segue nelle sue farneticazioni: vediamo così il PD e il PDL rincorrersi dietro ipotesi di clemenza, grazia, amnistia generale pur di salvare il pregiudicato Silvio Berlusconi, in nome di un principio che non ha nulla a che spartire con la legge, ovvero la, inventata ad hoc, agibilità politica. Berlusconi rappresenterebbe dieci milioni di Italiani (E poco conta che in realtà l'abbiano votato in sette milioni) e quindi non potrebbe sparire dalla scena politica così.
C'è da discutere di una serie di punti. In primis questo ragionamento è uno schiaffo nei confronti di tutti gli altri Italiani che nella loro vita hanno dovuto fare ricorso alla giustiza, subendo una pena o vincendo in tribunale: si dice a tutti gli altri Italiani che per il pregiudicato Silvio Berlusconi le leggi non valgono e che, anche se ha frodato lo stato, questo non conta. Insomma, il principio decantato dal PDL della certezza della pena non vale per Berlusconi.
La legge Severino che impone la decadenza di un condannato non è altro che la presa d'atto di una condizione: se il senatore non è più eleggibile o addirittura è interdetto dai pubblici uffici, come si può pensare che possa rimanere in Parlamento e, magari, legiferare in suo favore? Ragionamento che in special modo vale per un leader politico come Silvio Berlusconi, capace di forte presa mediatica e sui suoi deputati e senatori.
Inoltre c'è da ribaltare il ragionamento dei pidiellini: i sette milioni che hanno votato Berlusconi lo hanno scelto pur conoscendo la sua condizione, ovvero i suoi processi e la probabilità di una o più condanne; indi si assumono anche la responsabilità del venire meno del loro leader politico. Loro la scelta, loro la perdita; la loro scelta non deve essere un peso o una colpa degli altri Italiani.
In ultimo è sempre da rimarcare la capacità di fascinazione di quest'uomo, capace di passeggiare allegramente sulle rovine della sinistra italiana, sempre dedita alla rincorsa, mai capace di occuparsi realmente dei problemi del paese ma solo rivolta ai riposizionamenti politici.
La capacità di fascinazione e di riscrittura della realtà di quest'uomo è tale che, nei paragoni, Bettino Craxi, a cui spesso viene accostato, è divenuto un martire della democrazia: un leader politico fra i fautori della corruttela morale e civile della politica italiana fra gli anni '80 e gli anni '90 diviene così nell'immaginario comune e nelle parole dei politici una vittima della giustizia che lo perseguita perché, in fondo, certi reati come la frode fiscale e la corruzione non sono poi così importanti, a fronte di presunti meriti e di promesse elettorali.

Tutti allegramente sul carro di Renzi, ovvero quanto ci piace il demagogo



Ora nel PD va di moda salire tutti allegramente sul carrozzone di Renzi. Così chi prima lo osteggiava ora lo nomina suo eroe, non vede altri candidati al di là del fiorentino e, Dio ce ne scansi, aboliamo le correnti.

Che poi, aboliamo le correnti, è l'ennesimo motto che Renzi riprende da Berlusconi, ma nessuno lo nota o lo vuole notare.
Evidentemente nella politica italiana sembra proprio strana l'idea che forse sulle cose si discuta e poi, democraticamente, si decida.
No, invece in questo paese o si lascia tutto al capo dei capi di turno oppure ci si arena sugli scogli dell'eterno rinvio. Comunque, in un modo o in un altro, la nostra democrazia è malata, e i suoi cancri sono proprio quegli uomini forti, leggi Berlusconi, Renzi e Grillo, che a parole vogliono salvarla.

lunedì 2 settembre 2013

Nuovo inizio d'anno scolastico, ringraziamenti e speranze


Come ogni anno, eccomi nuovamente a cominciare tutto, di nuovo, da zero. Al sesto anno d'insegnamento, l'ottavo in cui metto piede a scuola per insegnare se contiamo il tirocinio durante la Specializzazione, cambio nuovamente colleghi, scuola, aula, cattedra e, soprattutto, alunni.
Questa volta tocca all'Istituto Tecnico Pacioli di Crema, scuola all'avanguardia nel campo dell'informatizzazione e della didattica digitale. Come si sa, trovo molto interessanti i risvolti che la didattica digitale può generare nella scuola, e così eccomi, purtroppo già stanco per mille motivi, ad affrontare questa nuova prova.

Non di meno mi trovo qui a ringraziare tutti i miei ex colleghi, sia quelli con cui sono andato d'accordo che quelli con cui mi sono scontrato: comunque vada, lavorare con loro è stata un'esperienza che mi ha fatto crescere.
Ringrazio chi, più o meno a scatola chiusa, l'anno scorso mi ha affidato la gestione di un progetto importante come Generazione Web, mi ha supportato e mi ha consigliato nei momenti di difficoltà o di sconforto.
Ringrazio poi le famiglie che hanno riposto fiducia nei miei insegnamenti e nei metodi, spesso non del tutto consoni, almeno per la scuola tradizionalista italiana, con cui conduco le mie lezioni.
Infine, e soprattutto, ringrazio i miei ex alunni che, tutti, si sono impegnati nel cercare di affrontare un anno scolastico di transizione, vuoi perché appena usciti dalle scuole medie, vuoi perché sempre più vicini agli esami di maturità, tutti costretti dalle mie manie informatiche e letterarie e dalla necessità ad avere a che fare con presentazioni in powerpoint o su prezi, mappe concettuali interattive, documenti condivisi, podcast, ebook e webzine.
A tutti, sia quelli che mi hanno fatto disperare per delle produzioni che talvolta rasentavano il comico o per la loro naturale disattenzione, sia a quelli che invece mi hanno sorpreso con il loro acume, la loro curiosità, il loro genio o anche solamente con la loro ironia, a tutti insomma auguro un nuovo e felice anno scolastico.