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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2013

Mala tempora currunt

Ed eccoci qui, il giorno dopo dallo psicodramma. Se volessimo applicare la legge di Murphy in politica, ecco, questa sarebbe l'occasione ideale. Le cose sono andate nel peggior modo possibile nel momento peggiore possibile.
Nel semestre in cui Napolitano non potrà sciogliere le camere, ecco che ci troviamo ad avere un parlamento ingestibile. Se alla Camera il duo Bersani/vendola potrà pensare di governare, al Senato invece si avrà per forza bisogno del PDL, o del M5S. I grillini, i veri vincitori della tornata elettorale, avrebbero l'obbligo morale di provare a governare. Dopotutto, se il popolo Italiano ha votato in maggioranza questo partito, allora i suoi rappresentanti dovrebbero sentire l'obbligo di provare a realizzare il loro programma. Certo, questo programma è inconsistente, ma questo è un altro discorso.
L'asse Berlusconi/Bersani sarebbe solamente un danno per entrambi i partiti. Nessuno dei due potrebbe realizzare qualcosa di concerto per il suo elettorato, …

Considerazioni sparse sulla follia politica italiana

Siamo Italiani, quindi abilissimi nel cacciarci nei guai. Come oggi. Potevamo scegliere chi votare, l'alternativa era fra il peggio possibile, il meno peggio e un branco di dilettanti e incompetenti allo sbaraglio. Ovviamente abbiamo scelto. Male. Una serie di considerazioni. 
Si dice che sia andato a prevalere il voto di protesta. Chiacchiere. Lì dove lo sdegno doveva essere più forte, nelle regioni che più hanno sentito il declino della classe dirigente e la corruzione, lì più forte è stata l'affermazione della medesima classe dirigente, come nel caso di Veneto, Lombardia e Sicilia.I grillini sono, ad andar bene, dei simpatici incompetenti. Ma ad andar male sono un'accozzaglia di istanze che provengono dalla parte più gretta della piccola borghesia italiana, quella che quando le cose vanno male sa solamente chiudersi in se stessa e nei suoi piccoli interessi. Via l'IMU (senza pensare che l'IMU è stato messo quando rischiavamo di non poter pagare gli stipendi agli…

Il voto di protesta

A me 'sta storia del voto di protesta non convince, mi sembra tanto un ossimoro o un controsenso. Cioè, noi votiamo per eleggere chi deve governare lo stato, ovvero chi deve fare non i miei interessi, non i tuoi, ma una sintesi del bene comune. E cosa facciamo? Decidiamo di dare un voto che non servirà per governare, ma per protestare contro chi ha governato male. Bellissimo. Geniale. Peccato sia una gran cazzata.
Perché i luoghi e i modi per protestare sono altri: lo sciopero, la serrata, la manifestazione, persino L'occupazione se vogliamo. Ma arrivato al voto la protesta non ha senso: o pensi che una persona sia capace e competente, e allora lo voti, o, se pensi il contrario, ti attivi, ti proponi, sali tu in politica attivamente e fai tu in modo che le cose vadano meglio. Dire semplicemente che fa tutto schifo, che tutti sono dei ladri, dei buffoni, dei parassiti, è un modo per sciacquare la nostra coscienza dalla nostra passività, dalla nostra pigrizia e, in fondo, dalle…

Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi.

Premio Strega, Mondadori presenta l'opera di un esordiente, Paolo Giordano, che successivamente si affermerà come una delle migliori promesse della narrativa italiana. Giù di illazioni, polemiche, perché Mondadori in genere non pubblica esordienti, perché un esordiente in genere non vince un premio come lo Strega, perché, perché.... Dal romanzo viene tratto un film, di dubbia qualità e che, soprattutto, fraintende l'opera, mentre Giordano si chiude nella sua scrittura, perché ripetersi sarà molto più difficile che affermarsi. Almeno fino a poco tempo fa, ma questa è un'altra storia.La solitudine dei numi primi, dicevamo, è un'opera prima, tra l'altro di un giovane autore, almeno per i nostri canoni contemporanei. Fatto sta che dell'opera prima forse il romanzo porta i difetti. Le ingenuità: la struttura dell'opera, l'alternanza di capitoli sui due protagonisti, Mattia e Alice, forse nelle mani di un autore più esperto avrebbe potuto essere meno razional…

Esperienze da un concorsone: il latinista

Una delle conclusioni che si possono trarre dall'esperienza del concorsone per gli insegnanti è l'assoluta specificità dell'insegnante di lettere, in particolare poi del latinista.
Il latinista infatti si presenta davanti all'ingresso della scuola in perfetto orario con due borse sotto gli occhi che denotano una serie di nottate folli su Ovidio e Tibullo.
Il docente di latino al concorso si suddivide in due categorie, la latinista e il latinista.
Il latinista è pallido, emaciato, cammina con un passo da zombie e sprizza allegria come un calcio nelle palle. Esordisce chiedendo se hanno già aperto le porte chiuse, e senza attendere la risposta inizia a chiedere al malcapitato di turno se ha ripassato le opere segrete di Asinio Pollione o se ha tradotto il frammento di Beda il venerabile digitalizzato da una sperduta università delle isole Galapagos. Fra un verso e l'altro di Properzio, il latinista ghigna follemente, e nel suo ghignare emerge la sua follia malamente…

(De)defiinizioni

La parola è sempre stata, in politica e non solo, strumento per eccellenza: l'arma per colpire con strali più violenti di lame, per infliggere ferite più profonde di quelle di qualsiasi altra arma. E per mentire, per giocare, con perifrasi ed eufemismi, sui non detti, sui pregiudizi e i preconcetti. E allora proviamo a vedere qualcuno di questi giochi che tanto stanno caratterizzando la nostra campagna elettorale.


Società civile. Come se potesse esistere una società incivile, come se Aristotele e  Rousseau non avessero insegnato che l'uomo, di sua natura o per necessità, si aggrega in gruppi che hanno come scopo il loro bene o almeno della maggioranza al loro interno. Si dice allora che la società civile rappresenta quelle persone perbene che fino ad ora non hanno avuto voce: giudizio moralistico, per cui qualcuno è perbene e qualcun altro no. Ma chi può giudicare in questa maniera, ergendosi a giudice di se stesso? Già, la società civile stessa, che così si autodefinisce.Le fa…

E poi in rete, ricordi universitari.

Un improvviso balenare di ricordi universitari allo scorrere fra le righe di un blog. Sembra incredibile, ma talora la rete è capace di ammantarsi di una nobiltà che ancora, nel nostro sentire, non le appartiene, e con le parole levigate di Callimaco, ricordarmi di quando, tanti capelli ed illusioni addietro, studiavo Letteratura Greca, e superare l'esame con la professoressa Basta Donzelli era il mio peggior problema. Allora persino credevo in Silvio, figuriamoci. Altri tempi, sembrano secoli addietro. Pensare che da allora, mi è capitato persino di insegnarlo, io, il greco antico. E ora che di quei versi perdo sempre più rapidamente il ricordo, ritrovarli, per caso, su una pagina web, non fa altro che riempirmi di malinconia.Nazione Indiana, Callimaco, Aitia, Prologo ai TelchiniPostato con Blogsy