giovedì 28 luglio 2011

Mimnermo, ἡμεῖς δ', οἷά τε φύλλα φύει πολυάνθεμος ὥρη

2.5
2.10

Come le foglie che fa germogliare la stagione di primavera
ricca di fiori, appena cominciano a crescere ai raggi del sole,
noi, simili ad esse, per un tempo brevissimo godiamo
i fiori della giovinezza, né il bene né il male conoscendo
dagli dèi. Oscure sono già vicine le Kere,
l'una avendo il termine della penosa vecchiaia,
l'altra della morte. Breve vita ha il frutto
della giovinezza, come la luce del sole che si irradia sulla terra.
E quando questa stagione è trascorsa,
subito allora è meglio la morte che vivere.
Molti mali giungono nell'animo: a volte, il patrimonio
si consuma, e seguono i dolorosi effetti della povertà;
sente un altro la mancanza di figli,
e con questo rimpianto scende all'Ade sotterra;
un altro ha una malattia che spezza l'animo. Non v'è
un uomo al quale Zeus non dia molti mali.

lunedì 25 luglio 2011

Come una storia - Sebastiano Valentino Cuffari

Juan Sebastian Anlachi è un uomo qualunque alle prese con le disavventure della vita ordinaria; soffre da qualche tempo di una frequente stanchezza, tanto da mettere a repentaglio il suo quieto vivere. La ricerca delle cause dei suoi problemi lo porta a mettere in luce una vita inattesa e parallela, fino ad essere coinvolto in un gioco folle di visioni, passioni e omicidi.

Come promesso la scorsa settimana, oggi ha visto finalmente la nascita il mio primo romanzo, Come una storia.
Il romanzo lo trovate a questo link al costo di 11€ euro più spese di spedizione.
Che dire: si tratta di un romanzo d'esordio, quindi spero mi potranno essere perdonate le sbavature e i veri propri difetti che sicuramente i lettori esperti troveranno. Lavoro su questo testo da circa due anni, nato da un'idea, l'impossibilità di conoscere realmente cose e persone e l'inconsistenza delle relazioni di causa-effetto.
Ci sono dentro un bel po' di cose, e se dovessi spiegare (cosa orrenda) come andrebbe letto il romanzo, direi che quanto meno si possono trovare due chiavi di lettura: seguire la trama nel suo intreccio tra fabula e intreccio, e allora il testo si risolve nell'essere un giallo dal finale che definirei a sorpresa. L'altra chiave di lettura, la mia preferita, è quella del gioco fra autore e lettore, l'uno che sfida l'altro nel riconoscimento di temi e citazioni pop e non solo.

Sono certo che gli autori che ho citato apertamente e non, e gli scrittori e pensatori a cui devo gran parte di quello che potrete leggere in queste 130 pagine scarse, sapranno perdonare ad uno scrittore esordiente le cadute, consapevoli della buona fede e della buona volontà.

venerdì 22 luglio 2011

Come una storia

Chi mi conosce sa che da un po' di tempo lavoro ad un romanzetto, Come una storia. Dopo un bel po' di prove e revisioni, ho alla fine deciso di pubblicarlo, attraverso un canale ancora non particolarmente diffuso in Italia, quello del self publisghing ovvero dell'auto pubblicazione senza contributo spese.
Se tutto andrà come spero, non appena mi arriveranno le copie che serviranno per adempiere gli obblighi burocratici, metterò in vendita il romanzo, così spero mi potrete fare conoscere la vostra opinione al riguardo.
Ne riparleremo settimana prossima insomma!

Il cimitero di Praga

Che Umberto Eco sia uno dei rari maestri della nostra narrativa contemporanea, è cosa nota. Che i tempi di scrittura delle sue opere siano lunghi in maniera proporzionale alla cura con cui l'autore trasfonde le sue conoscenze parola per parola, è altrettanto noto. Ma basta questo a rendere le sue opere memorabili?
Purtroppo no, o almeno, non sempre.
Ad esempio, è quanto accadde con la sua ultima creazione, Il cimitero di Praga, opera d'ingegno indubbiamente di mirabile fattura, a cui eppure manca il lume del genio. È come avere fra le mani una scultura prodotta da un bravissimo artigiano a cui manchi però l'estro dell'artista.
Con ordine. Il romanzo non è affatto un brutto scritto, anzi. Non appena si iniziano a legge le prime pagine si riconosce immediatamente l'Eco del Nome della rosa che gioca con la veridicità della storia e con la profondità delle parole. C'è nell'autore il tratto riconoscibilissimo del professore esperto del significato più profondo e della logica della lingua, strumento con cui Eco si diverte a giocare grazie a fughe descrittive che possono riguardare paesaggi, architetture, descrizioni fisiche o dell'umore dei suoi protagonisti, fino alle numerose ricette, tutte splendidamente inserite nell'opera.
La costruzione tra fabula e intreccio non è di certo semplice, costringendo il lettore a porre molta attenzione durante la lettura; proprio per questo motivo il romanzo risulta troppo complesso per il lettore medio.
È proprio però a livello della struttura che, dopo l'entusiasmo iniziale, si scorgono le lacune del testo. In alcuni momenti lo scorrere della narrazione sembra farraginoso e la psicologia dei personaggi più abbozzata secondo dei cliché che realmente approfondita. Tutto ciò malgrado la veridicità dei fatti raccontati dall'autore, veridicità che avrebbe invece dovuto aiutare a rendere più credibile il testo.
Si ha come l'impressione che il romanzo, almeno nelle ultime cento pagine, si trascini, senza sapere più bene dove andare a parare. Impressione che giunge fino alla conclusione, conclusione che lascia con l'amaro in bocca, con la sensazione che giunga ex abrupto e senza un vero perché.
Il cimitero di Praga dà al lettore l'impressione di essere una promessa mancata, un regalo atteso per anni e di cui l'attesa ha forse inficiato la possibilità di gustare a pieno il sapore.

lunedì 18 luglio 2011

Anima fragile di Vasco Rossi

E tu
chissà dove sei
anima fragile
che mi ascoltavi immobile
ma senza ridere.
E ora tu chissà
chissà dove sei
avrai trovato amore
o come me, cerchi soltanto d'avventure
perché non vuoi più piangere!
E la vita continua
anche senza di noi
che siamo lontano ormai
da tutte quelle situazioni che ci univano
da tutte quelle piccole emozioni che bastavano
da tutte quelle situazioni che non tornano mai!
Perché col tempo cambia tutto lo sai
cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi!
e cambiamo anche noi!

The Who, Behind Blue Eyes, with Lyrics, Roger Daltrey

domenica 17 luglio 2011

Dell'amore

Per una volta scrivo di un argomento leggero, almeno per modo di dire. Perché poi è la ruota che fa girare il carro cieco che siamo tutti noi, quella cosa che per noi comuni mortali ancora riesce a dare un senso a giornate, mesi, anni che spesso di senso non ne hanno.
L'amore è la casa della retorica, dei luoghi comuni, del già detto, e forse davvero non c'è più nulla da dire su di esso.
Così già ne parlava Anacreonte

Ὲρέω τε δηὖτε κοὐκ ἐρέω,
καὶ μαίνομαι κοὐ μαίνομαι.

Amo e non amo,
sono pazzo e non sono pazzo.
(Frammento 46, Gentili)

Passano le generazioni ma il mistero dell'amore, quell'emozione che vince uomini e donne, che li porta a perdere il senno, a desiderare con ogni forza e al di là di ogni logica la vicinanza di quella persona e solo quella, quel mistero continua a far sognare e disperare i cuori dei romantici e non solo. Anche gli individui più razionali, quelli che nei salotti piuttosto che nelle discussioni da bar sostengono di non credere nell'amore, che si tratta solo di ormoni, anche loro se non loro in primis sono stati vittime sacrificali di cupido, hanno patito la lontananza dell'amato o dell'amata, hanno sofferto per un rifiuto così come per la fine di una storia, la separazione da una persona cara. Hanno gioito per un bacio inaspettato, un abbraccio inatteso, uno sguardo rivelatore.

L'amore parla senza parole, anche quando le parole ne comunicano la bellezza e la sacralità.
Lo si capisce ad un matrimonio, quando ciò che conta non sono le parole dei due sposi, i loro giuramenti: ciò che conta sono i loro tremiti, le loro lacrime, le parole rotte, i loro sguardi che si incrociano.

L'amore lo si può trovare ovunque, nel dito che infila l'anello nuziale come sulle scale di un albergo mentre fugge verso altre città, verso altre case, verso un addio o un arrivederci che dicono solamente che, a volte, un amore si nasconde e rischia di perdersi dietro la paura di perdere definitivamente la persona a cui si vuole troppo bene.

L'amore si nasconde, alcune volte ce lo si nasconde, per paura di stravolgere la propria vita, per paura di perdere tutto quello che a fatica si è raggiunto. A volte lo si lascia morire.
E nessuno può condannare un simile delitto, perché vittima e carnefice convivono nello stesso dolore.

domenica 10 luglio 2011

Vergognarsi.it: Per costruire 12 ospedali servono 250 milioni di d...

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L'imparziale!: Gli orrori del comunismo

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Campo santo

Sebastiano Valentino Cuffari



Campo santo



E poi muori, e tutto cambia.
Perché giocoforza il tuo modo di rapportarti è diverso, diciamo un po' più passivo del solito. Indubbiamente cambiano anche i tuoi interessi, le passioni; hanno un che di eterno. Tutto ciò ovviamente se credi in una qualsiasi forma di aldilà, se no è tutto più facile: una grande varietà di ceneri e vermi, e poco altro.
Metti caso che poi abbiano ragione coloro che credono nella reincarnazione, ed hai fatto bingo; la solita storia con infinite varianti.

In poche parole, nulla è più vario della morte: una sola è la costante, si muore da soli. Sì certo, i pianti, le grida, le frasi sconnesse: ma poi quegli occhi e quelle labbra tornano ai loro baci e ai loro sguardi languidi, mentre tu rimani con il tuo non so che di immobile e scheletrico che, tuo malgrado, limita il tuo fascino.
La vita va avanti. Grazie al cazzo, per voi forse.
Dillo al mio cranio lucidato dai vermi, ai miei capelli nido di corvi. Per me non c'è variatio, i versi si ripetono sempre uguali, solo i colori dei fiori accanto alle lapidi.

Mi direte, e beh? Non è il destino di tutti? Di che ti lamenti? Polvere alla polvere.
Ma no miei cari, non lo sapevo io quando ancora nel grembo materno scalpitavo delle pulsioni di mio padre: l'avessi saputo, avrei evitato quella doccia. Mica me l'avevano detto dei pianti, degli strepiti e delle grida per uscire da quel sarcofago, non lo sapevo io di quel tipo vestito di bianco che, al vedermi, invece che ammirare il mio visino aggraziato come la torma di mamme vinte dagli ormoni, no, lui no, a schiaffi mi prendeva, con fare compunto e deciso.
Cretino! Che fai! Se vuoi gli schiaffi dalli al tuo di figlio!
E via via crescendo, insegnanti ebeti, parenti bigotti, fidanzate frigide; preti, saggi santoni e dotti dottori.
Gli obblighi del buon costume del vivere sociale, il lavoro per dare da mangiare alla famiglia, un capo talmente viscido da non essere stato neanche in grado di presentarsi al tuo funerale; la noia della vita nella spasmodica ricerca di quei pochi momenti che davvero valevano la pena, di quei pochi occhi, di quelle poche parole per cui è valso qualcosa stare al mondo.
I figli, loro sì, venuti come gioia e presto andati via per le loro strade, ed io qui, che li ho visti crescere e non li ho potuti trattenere a me, non ho potuto confidare ancora sul loro respiro giovane e caldo, anche loro avevano diritto ai loro sogni, ai loro viaggi, alle loro case.
Una compagna, tradita e traditrice mille volte nei pensieri, eppure rimasta lì accanto che alla fine non può nulla quando più avresti bisogno di lei, solamente può stringere le tue mani e sperare, pregare.

No no, l'avessi saputo, mica sarei stato qui, a ragionare con voi della questione, voi che potete leggere queste parole mentre, di me, neanche le pupille sono rimaste. No miei cari, avrei evitato tutto ciò.
O se proprio si doveva, non mi sarei fatto ingannare da voi, dal cielo sopra di me e da questa morale: bella cazzata, un modo come un altro per usarmi come più vi è convenuto.
L'avrei scelto io quando arrivare a questo punto, non avrei lasciato al caso, al vostro dio forse, la possibilità di votare i miei sogni al piacere altrui. Avrei pensato beh, direi che ho dato quello che avevo da dare e preso quanto c'era da prendere, ora basta con questa pantomima, vi saluto, ci rivediamo sotto un metro e mezzo di terra.
E invece mi avete pure insegnato la paura della morte, ho vissuto tutta la vita terrorizzato da questo momento che non avrei comunque potuto evitare, dilazionando la mia felicità, come se questo avrebbe potuto allungare qualcosa su cui non c'era da perder tempo.

Ne è valsa la pena?

Lo sanno solamente i fiori sulla mia lapide che una moglie stanca porta ogni giorno, profumati e tinti di odori e colori che non sento, non vedo.

sabato 9 luglio 2011

Marina Berlusconi: "Esproprio e aggressione Non daremo un euro, andremo in Cassazione" - Repubblica.it

Marina Berlusconi: "Esproprio e aggressione Non daremo un euro, andremo in Cassazione" - Repubblica.it

Come sempre in questo paese, giunti alla sentenza, chi ha commesso reato si può anche permettere il lusso di diffamare e delegittimare la giustizia. Quando poi seil il Presidente del consiglio, un congiunto o un parente, questa è una regola. Perché è dal 2001 che sappiamo che Fininvest ha corrotto i giudici per divenire socio di maggioranza della Mondadori, sappiamo che Berlusconi è stato prescritto, non assolto come si continua a dire dalle sue parti. Eppure, quando viene condannato ad un risarcimento, il suo enturage ha anche il coraggio di definirlo un esproprio, un furto.
Qui gli unici ladri siete voi, non solo del denaro pubblico di cui fate incetta da quando state allegramente al governo; siete i ladri anche del tempo e della dignità di questo paese. Quando lascerete le redini del governo dell'Italia, in qualsiasi cirocstanza accada, sarà stato sempre troppo tardi

martedì 5 luglio 2011

La notte della rete: la registrazione per chi se l'è persa

http://www.ustream.tv/recorded/15814980

La notte della rete: lo streaming


Online video chat by Ustream

spunti di riflessione: Per Tess - For Tess - Raymond Carver - poesia

spunti di riflessione: Per Tess - For Tess - Raymond Carver - poesia: "Per Tess - Raymond Carver Giù nello Stretto le onde schiumano come dicono qui. Il mare è mosso e meno male che non sono uscito. Sono conten..."

Voci varie dal consiglio dei ministri sulla norma salva fininvest

"Di questa norma non c'è stata discussione approfondita in consiglio dei ministri. Se capisco bene è una norma di ordine generale e non particolare che recepisce un principio che già esiste nel codice civile. In questo senso non c'è alcun intento ad personam".

"E' una norma equilibrata che dà certezza e tutela tutte le parti".

"Ma io non sono un ministro: sono una marionetta, ia ia oh!"

lunedì 4 luglio 2011

Travaglio su Maroni

Secondo voi quale autorevolezza può avere questa parodia di bava beccaris che è il ministrucolo Maroni nel denunciare le violenze contro la Polizia quando lui è stato condannato in via definitiva, è un pregiudicato per violenze ai danni della Polizia? Maroni è pregiudicato esattamente per gli stessi reati per cui gran parte dei manifestanti vengono incriminati e cioè resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per avere messo le mani addosso a dei poliziotti che non erano andati lì a menarlo o a buttargli i lacrimogeni mandati da un governo ostile, erano poliziotti che tranquilli e sereni stavano svolgendo una perquisizione in alcuni uffici della sede centrale della Lega Nord in Via Bellerio a Milano, perché? Perché la Lega Nord aveva organizzato una formazione paramilitare vietata dal Codice Penale e dalla Costituzione italiana allo scopo di costituirsi un esercito privato, le Camice verdi, la guardia nazionale padana e c’erano intercettazioni in cui si parlava da Bossi in giù, di movimenti di armi per dotare questi cialtroni delle camice verdi per cercare elementi su questa formazione paramilitare, su questa banda, questa sì eversiva, questa sì organizzata, questa sì simile alle BR anche se ne era una parodia in menopausa, fu ordinata la perquisizione della sede della Lega in Via Bellerio nel 1996 e cosa successe? Successe che Maroni insieme a altri parlamentari leghisti, cercò di impedire con la forza alla Polizia Municipale di fare ciò per cui era stata mandata dal Magistrato, resistenza a pubblico ufficiale, la stessa cosa che fanno i parenti dei camorristi nei quartieri a alta densità camorristica di Napoli quando arriva la Polizia per arrestare uno di loro e cercano di impedire l’arresto, gli lanciano i vasi di fiori, li maledicono, gli tirano… la stessa cosa ha fatto e è stato condannato per averlo fatto il Ministro dell’Interno che manda la Polizia a reprimere la rivolta del popolo No Tav, non contro una legittima perquisizione della Polizia, ma contro un’opera che sconvolgerebbe la vita, l’ambiente e il futuro di migliaia e migliaia di persone residenti perché poi sono loro che ce l’hanno sul groppone quel cantiere e quegli scavi, non Maroni e gli altri che non si sono mai neanche avvicinati. Pensate con quale faccia questi qua possono parlare, oggi Maroni pretende addirittura di suggerire alla Procura i reati da contestare ai manifestanti: tentato omicidio, tentato omicidio vuole dire che tu vuoi ammazzare coscientemente qualcuno ma non ci riesci, quello è il tentato omicidio, suggerisce addirittura i reati da contestare, forse perché teme che vengano contestati i reati uguali a quello per cui lui è già stato condannato il Ministro di Polizia Roberto Maroni.

FONTE: ILFATTOQUOTIDIANO

domenica 3 luglio 2011

Battaglia per la TAV

Da mezzagiornata seguo su Twitter gli avvenimenti della Val di Susa. Non ho preso parte alle lotte sulla TAV perché al riguardo non ho un'idea precisa, non sono abbastanza informato per esprimermi. Ma una cosa è certa: l'uso dell'informazione che è sempre stato fatto dai regimi, nell'epoca di Internet, non regge più. Mentre scrivo le forze dell'ordine accusano i manifestanti dei roghi scoppiati nei boschi; peccato che da ore chi segue twitter legge come i manifestanti stessi annunciavano i roghi scoppiati dopo i lacrimogeni dei poliziotti, prontamente spenti dai Notav. Qualcosa non può più quadrare, non almeno come eravamo abituati. Che si sia contro o a favore, qui non ci si può più prendere in giro con la storia dei black block, dei manifestanti brutti e cattivi. Tanti video su youtube hanno già mostrato come siano andati realmente i fatti. E in tutto questo, dileggiare chi si batte per idee condivisibili o no, è quella la vera inciviltà.