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Esami di Stato, giornali, tv e scuola di classe

Passata la seconda prova dell'esame di Stato 2016/2017, una cosa mi amareggia particolarmente, ovvero il fatto che, malgrado gli anni passati dall'epoca di Gentile, nel modo in cui parliamo della scuola italiana siamo ancora fermi alle posizioni di chi divideva in scuole di serie A o serie B (se non LegaPro), a seconda degli indirizzi frequentati dagli alunni.
In che senso? Basti pensare al battage mediatico sulla seconda prova: chi sa che prove sono state assegnate, non dico agli altri licei (qualcuno forse avrà sentito di Eco al liceo delle Scienze Umane), al di fuori di Classico e Scientifico, ma, che so, agli Istituti Tecnici o, peggio, ai Professionali? Ci sono tre quarti dei ragazzi che si stanno accingendo all'esame di Stato di cui, saccentemente, ci frega poco o nulla.
A dire la verità sui giornali qualcosa è comparsa: in ordine sparso i principali quotidiani nazionali (Corriere, Repubblica, Il Giornale e La Stampa su tutti) hanno pubblicato i testi delle prove pr…
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Esami di Stato, vecchie polemiche

Passata la 1° prova dell'esame di Stato, come ogni anno ciò che rimane è il corollario di polemiche, a partire da quelle suscitate dal post di Monica Cartia per continuare con Corlazzoli fino a chiudere con  Raimo su Internazionale.   

Ora, potrei dire che se Corlazzoli e Cartia criticano la scelta delle tracce, a occhio, la scelta delle tracce è stata ottima. Scherzi a parte, un conto è la scelta più o meno criticabile dell'attualità o della banalizzazione dei temi di grandi della letteratura come Caproni, Machiavelli, Leopardi, Foscolo, etc; un altro conto è il nascondersi dietro questi rischi per non ammettere che non si svecchia il proprio modo di fare e pensare la scuola da vent'anni. Ah, se, come Carlazzoli, non sapete nulla di robotica o della letteratura dal secondo dopoguerra ad oggi, la colpa non è del MIUR.
Il punto è che l'esame non serve a valutare se i ragazzi sono diventati saggisti o critici d'arte, ma per valutare competenze di base in un contesto …

Il paradosso del barbiere, spiegato

Il paradosso del barbiere è un noto paradosso ideato da Bertrand Russell (e ripreso poi da Wittgenstein e dalla sua scuola) per spiegare per assurdo alcuni meccanismi della logica linguistica.
Letteralmente il paradosso è così formulato:
« In un villaggio vi è un solo barbiere, un uomo ben sbarbato, che rade tutti e solo gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Il barbiere rade se stesso? »
In che senso parliamo di paradosso?
Analizziamo premessa e conclusione. I personaggi in scena sono il barbiere e gli uomini del villaggio, divisi fra coloro i quali sono in grado di radersi da sé, e coloro che per radersi necessitano del barbiere. Ad essere precisi però tutti i personaggi in scena non esistono di per sé, ma in base alla loro funzione logica che scaturisce dalla relazione con gli altri. A ben guardare, il barbiere è colui che rade o non rade gli uomini del villaggio, e questi sono coloro che si fanno o no radere dal barbiere.
Fino a qui tutto bene.
Il paradosso nasce per…

Dodici tesi per la sinistra

Il diritto alla proprietà privata è un portato culturale, non naturale, come tutto ciò che riguarda l'organizzazione sociale dell'uomo. Non esiste in natura, non è conosciuto​ fra gli altri animali, neanche fra quelli più vicini all'uomo quali i primati.

Se la proprietà privata non è un diritto naturale, ma espressione culturale, la sua difesa non può travalicare i diritti umani sanciti dalla condizione stessa di esseri umani.

L'uomo migra da ben prima che il diritto alla proprietà privata sancisca confini, individuali o comunitari.

L'uomo migra per sua natura per cercare condizioni di vita favorevoli, sicché la mobilità, prima del diritto alla proprietà, è un diritto legato alla condizione di esseri umani.

La difesa della proprietà e dei confini, materiali o immateriali, non può prevedere la discriminazione di esseri umani in quanto tali sulla base di concetti legati alla proprietà, come identità, nazione, etnia, ceto.

Anche lì dove l'organizzazione sociale di una…

De Saussure, Wittgenstein: dalla linguistica alla logica linguistica

Da De Saussure in poi chiunque studi le questioni della lingua ha dovuto riconoscere come ogni linguaggio funzioni con meccanismi ben più complessi rispetto a quelli che normalmente siamo in grado di ammettere.
Il ginevrino ci informa infatti di come ogni linguaggio si fondi sul complesso rapporto tra langue e parole, ovvero tra tutte le scelte sintattiche, stilistiche, di registro e lessicali che lo strumento ci permette (langue) e la concreta ed individuale realizzazione personale (parole).


Ancora di più la questione viene complicata dal rapporto circolare che si instaura tra significante (il segno materiale che noi adoperiamo per veicolare un significato), il significato (l'idea che ciascuno di noi possiede e che intende veicolare attraverso il segno materiale) e il contesto che modella le idee del mittente e del destinatario. Praticamente, quando noi adoperiamo la parola "albero", indichiamo un referente concreto (l'albero che esiste o non esiste nella realtà), …

Il metodo Fusaro, spiegato

Arrivi a scuola, in attesa degli scrutini leggi le ca$$ate quotidiane di Diego Fusaro su Lettera43, che di sociologia e antropologia non sa una fava e che di economia conosce solo il termine capitalismo, e dopo cinque righe di farneticazioni senza costrutto logico, scritte in una pessima sintassi e con un presuntuosissimo uso di un lessico pseudotecnico, con una sequenza di ripetizioni che farebbero prendere 4 al più mediocre dei miei alunni, capisci che fare istruzione e divulgazione, in maniera seria, è, nella società delle webstar della rete, un obbligo civile.
Mi risulta del resto che il pensiero filosofico preveda la validità di una tesi finché essa non viene confutata. Nel caso specifico: Fusaro ritiene le migrazioni governate dal criptocapitalismo, ignorando o volendo ignorare il fatto che le migrazioni sono strutturali e che le migrazioni lungo i mari e attraverso i confini hanno caratterizzato la storia dell'uomo ben prima del capitalismo; quando parla di capitalismo e ci…

Una proposta per un laboratorio di scrittura a scuola

Il seguente prospetto è il frutto della rielaborazione di quanto appreso durante il corso di formazione "Video-riprese di azioni d'insegnamento e formazione dei docenti: il Feedback Formativo e la Valutazione per l'apprendimento", erogato dall'Università degli studi di Verona e tenuto dal dott. Maurizio Gentile.



Progetto di apprendimento: Laboratorio di scrittura

Contesto
Argomento: Esercitazione guidata e autocorrezione nella produzione di elaborati di tipo regolativo, narrativo, informativo e argomentativo

Tempo necessario: 250 minuti

Numero di studenti: 20

Descrizione: L'attività, strutturata in tre fasi, consta di una fase produttiva individuale e di una serie di fasi di discussione guidata e di cooperative learning. In particolare, oltre all'azione di tutoraggio da parte del docente, l'attività vuole valorizzare l'azione di tutoraggio tra pari.


Obiettivi
Competenza linguistica; Competenza collaborativa

Risultati attesi
Identificare (Comprensione): ri…